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Ma è bene dirlo subito, “L’esercizio” non ruota attorno all’algida perfezione di un costrutto matematico. Anzi, Claudia Petrucci non esita a immergere le mani nella corrente impetuosa del vivere, nel melmoso e torbido susseguirsi di giornate in apparenza tutte uguali. Ma che, in realtà, nascondono sempre, la scrittrice trentenne nei propri angoli di penombra, rivelazioni difficili da immaginare. E, spesso, da accettare. E poi, con grande passione letteraria, schiva la moda dell’autofiction. Si allontana dal vezzo contemporaneo dell’aggrapparsi ai propri disagi per costruirci sopra un libro. Piuttosto, si fa conquistare dall’infallibile incedere della tragedia classica. Dove ogni personaggio è dotato di numerose maschere. Dove niente è mai come appare, e non esistono verità inconfutabili.