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Il romanzo ha tre grandi pregi, a mio modo di vedere: come accennavo prima, la leggibilità. Non capitemi male, non parlo di mainstream e di commerciale, ma di grande gestione del ritmo, di mancanza di sbrodolature e sbavature, un tipo di scrittura che sprigiona quella potenza convincente che ti fa girare pagina e prendere ritmo mentre lo prende la storia.
Poi, grandi capacità di approfondimento psicologico – sia nell’affrontare la malattia di Giorgia che le dinamiche di controllo/invidia/manipolazione sprigionate tra Filippo e Mauro – e ottimo senso del dialogo, da tempo non ne leggevo infatti di tanto naturali.