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La prima cosa che viene in mente leggendo L’esercizio è che viene restituita eccellenza all’invenzione: quella drammaturgica, quella quotidiana, quella della maschera, che chiunque, in ogni momento della vita di adulto, usa e che aderisce più o meno fedelmente a un nocciolo duro e resistente, nella maggior parte dei casi inaccessibile, ovvero la verità di ciò che si è. La maschera, implicitamente centro della scena nel romanzo di Petrucci, non è quella che, a furia di imitare la vita, ne diventa anima e corpo, e anzi: pensare che il punto sia solo questo è fuorviante.